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Campi flegrei_reportage

Una giornata con i "rezzaiuoli" del porto di Pozzuoli
di Antonio Russo De Vivo

Pesca a Pozzuoli: una questione difficile e complessa, dal futuro incerto. Secondo le informazioni riscontrabili dal portale telematico della città di Pozzuoli, i servizi che dovrebbero essere offerti dal porto nel pieno della sua efficienza futura sono: uno scalo di alaggio; due officine meccaniche; un magazzino per forniture ai motopescherecci; due impianti per la fornitura di ghiaccio, tre congelatori e quattro frigoriferi per la conservazione del pescato; dieci carrelli elevatori ed alcuni carrelli a mano per lo sbarco del pescato; una gru fissa per il sollevamento delle imbarcazioni; rifornimenti mediante distributori di benzina e di gasolio, approvvigionamento idrico per mezzo di autobotti ed una fontana pubblica. Sullo stesso sito web viene specificato poi che il porto ospita 200 imbarcazioni di pesca e che la commercializzazione del pescato viene effettuata in una struttura fissa del porto. Questa struttura fissa è il mercato ittico di Pozzuoli, mercato che, nonostante per importanza, dopo Milano e Napoli, sia il terzo in Italia, negli ultimi anni sta vivendo, per cause varie che vanno dalla collusione con la malavita alla concorrenza di ben altro spessore del porto di Napoli ad altre ancora, un inarrestabile declino. Tutti quei servizi così freddamente elencati in precedenza, che davano l'idea di un organismo vitale, un porto efficiente cui nulla mancherebbe, cozzano con una realtà ben diversa, una realtà dove il porto è un organismo morente, in cui il commercio va sempre più declinando con relative conseguenze economiche e civili.

È questo grosso modo il contesto storico su cui poggia oggi la pesca puteolana.
Notoriamente la città di Pozzuoli ha una vocazione marinara di lungo periodo, tale che poteva immettere sul mercato una significativa quantità di pescato che si riversava in gran parte su mercato napoletano e su quelli dell'entroterra. Questo è quanto riferisce Ciro Rocco nell'articolo "Demografia e sanità a Pozzuoli tra '800 e '900. Prime valutazioni e prospettive di ricerca" presente negli Atti del Convegno 3-4 maggio 1991 raccolti in La Storia di Pozzuoli dalle origini all'età contemporanea.

Nell'estate del 2009 seguire una battuta di pesca a Pozzuoli è un evento significativo. Due pescatori puteolani, i fratelli Luigi e Antonio D., rispettivamente di 49 e 59 anni di età, si definiscono in verità, piuttosto che pescatori, rezzaiuoli. Essi sono in possesso del libretto di pesca e sono inscritti ad una cooperativa di pescatori. Il nome dialettale che li caratterizza è dovuto al fatto che, oltre a pescare esclusivamente con la rete, in puteolano detta "rezza", vendono il pesce fresco direttamente al consumatore, senza passare quindi per quella grande struttura limitrofa al porto che è il mercato ittico.

I rezzaiuoli tra le ore 15.30 e le 18.30 piazzano la rete a mare. La rete viene posta all'incirca a 20 miglia dalla costa. Le postazioni non sono fisse, e soggiacciono all'irregolarità del fondale puteolano. Essi riescono a misurare le profondità volta per volta e fanno ben attenzione ad evitare le secche. Nel piazzare le boe prendono poi come punti di riferimento elementi della terra ferma.

La notte, verso le 3, i rezzaiuoli tornano a mare per raccogliere i frutti dell'elaborata preparazione pomeridiana. Talvolta le boe sono andate perse perché il cavo è stato tranciato da qualche nave di passaggio, ma essi sanno come trovare i punti di riferimento della rete grazie al particolare senso dell'orientamento di cui sono dotati. La rete è fatte in nylon, materiale di buona resistenza e facilmente reperibile. Sono passati quei tempi, neanche troppo lontani, in cui le reti erano cucite anche dalle donne. La rete quando viene prelevata dal mare passa attraverso la carrucola e, preso il pescato, viene posata sul fondo dell'imbarcazione in ordine perfetto per essere rimessa a mare il pomeriggio successivo. La barca usata dai fratelli D. è un gozzo da pesca di circa 9 metri, dal nome augurale di "San Luigi".

A fine giornata i due rezzaiuoli sono fortunati se sono riusciti a mettere insieme 15-20 chili di pescato, mentre in passato la media giornaliera era di 35-40 chili. Quando attraccano immediatamente piazzano la tavola di legno sulla banchina e iniziano la vendita. Tra i pesci ci sono merluzzi, zanchette, gallinelle, raramente cocci e pescatrici.

Conclusa la vendita la mattina presto, appena tornati dalla battuta di pesca, i rezzaiuoli sono già proiettati al pomeriggio in cui dovranno tornare a piazzare le reti su uno specchio d'acqua in stato di progressivo impoverimento. Per loro la giornata non ha fine, segue come un pendolo due momenti che si ripetono, tipico dei rituali di una realtà preindustriale che negli ultimi decenni è andata scomparendo: il momento pomeridiano dell'immissione della rete, e quello notturno della raccolta della stessa. Poi c'è la vendita, e tutto ricomincia a distanza di poche ore.

foto di Paolo Visone
(ne è vietata a norma di legge
la riproduzione e diffusione)

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