RUBRICA DI CINEMA / E’ stato il figlio di Daniele Ciprì

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Palermo. Anni settanta. In un ufficio postale un uomo strambo e con gli occhi persi nel vuoto comincia a raccontare una storia. Protagonista di questa è una famiglia, visibilmente disagiata. Il padre Nicola Ciraulo è un “racchetta ferrame” di navi ormai in disuso. Completa la famiglia: la moglie Loredana, l’adorata figlia Serenella e il figlio Tancredi, un ragazzo problematico alle prese con i classici problemi adolescenziali. A segnare il primo punto di svolta di questa storia è proprio la morte improvvisa di Serenella che, involontariamente, viene colpita da un proiettile vagante. La famiglia è sull’orlo della disperazione. L’unico appiglio, affievolitosi leggermente il dolore per la perdita della bambina, è il risarcimento oneroso che lo Stato devolve alle vittime di mafia. Com’è normale pensare in Italia, il risarcimento non arriva nei tempi sperati e la famiglia cade di nuovo nel disagio più totale. Dopo molto tempo il denaro viene accreditato, ma Nicola – dopo aver pagato tutti i debiti che ha dovuto contrarre con gli strozzini – investe il capitale residuo nell’acquisto di una Mercedes fiammante e nuova di zecca. Da qui si snoda di nuovo la storia che arriverà ad un finale grottesco, drammatico ma incredibilmente sorprendente.

Il film viene diretto da Daniele Ciprì. Non più in coppia con il collega storico Franco Maresco, Ciprì porta al cinema un’opera sofisticata, nuova, grottesca e irrimediabilmente d’autore. Il risultato che ne viene fuori è meraviglioso.

Nonostante il film sia ambientato a Palermo, le riprese effettive sono state girate a Brindisi, dove una location perfetta ha contribuito a dare forma a questa vicenda surreale che si snoda sugli accadimenti della famiglia Ciraulo. Il pater familias, Nicola, protagonista di questa storia, è un uomo solo, apparentemente senza sogni, né ambizioni. In pieno stile Ciprì (come ricorderemo in “Cinico Tv”), Nicola è l’emblema dell’uomo stanco, insoddisfatto e con un imminente bisogno psicofisico di godere di qualche benchè minimo piacere. Quella di Ciprì, dunque, è una storia che solo nella rappresentazione si distacca dalla restante filmografia del regista siciliano, ma che nei temi e nella morale mantiene fede ai canoni prestabiliti. Una storia, come tutte quelle di Ciprì, in cui non c’è vittima né carnefice, in cui non ci sono né buoni né cattivi, né vinti né vincitori. Una storia con protagonisti che vanno, che se la cavano. Cosa rimane, dunque, all’uomo, consapevole di tutto ciò, se non il prendere tutto con ironia? Questo Ciprì lo ha capito bene e le sue rappresentazioni continuano a dimostrarcelo.

Aspetti tecnici del film sorprendenti, in particolar modo la fotografia. Immensa, come sempre, l’interpretazione del colosso Servillo. Musiche incantevoli.

“E’ stato il figlio” è un film inclassificabile. Sebbene Wikipedia si ostini a definirlo “drammatico\grottesco”, il film di Ciprì è un ibrido tra commedia e dramma, rigorosamente in chiave d’autore.

Scritto da Antonio Di Fiore


Classe '93. Sono nato e vivo tuttora a Napoli. Attualmente frequento il corso di laurea in Scienze della Comunicazione, curriculum Cinema e Televisione. Aspirante regista e sceneggiatore, credo fermamente nel potere della settima arte.